Da Chicago a New Orleans e ritorno (parte I)

Ho passato tre settimane in giro per gli Stati Uniti, da Chicago a New Orleans e ritorno, per un totale di 4000 Km. Seguendo il motto di Andrew Zimmern “If it looks good, eat it!”, ho cercato di provare i piatti più strani e caratteristici. Ecco il mio itinerario gastronomico dalla Windy City alla Big Easy.

no-ketchup

A Chicago il ketchup si usa solo per le patatine!

Il primo giorno ci alziamo presto per il jet lag e a metà mattina (non giudicate!) cediamo alla tentazione di un hot dog, rigorosamente con la senape, passeggiando per il Millenium Park. Non si poteva che proseguire con hamburger e patatine, andiamo al Rudy’s Bar & Grille, un pub tranquillo downtown che offre i classici della cucina americana. Il giorno dopo, pranzo in famiglia alla Cheesecake Factory. famosissima catena di ristoranti resa ancora più celebre dalla serie The Big Bang Theory.  I piatti  sono buoni ma niente di indimenticabile, la lista dei dessert è infinita e di sicuro non veniamo delusi; anche se non sono le migliori cheesecake che abbia mai provato, questo è uno di quei ristoranti che, non so bene per quale motivo, ti fa sempre uscire contento.

Arriviamo a St Louis dopo 6 ore di guida ed entriamo in città mentre il sole tramonta dietro l’arco. Sia la Lonely Planet che la receptionist dell’hotel ci ricordano che qui c’e una delle pizzerie più apprezzate del paese, la preferita del presidente Obama: non possiamo perderla! Premetto che, se per quanto riguarda la pasta sono un po’ integralista, a me la pizza americana piace; la vedo come un’altra cosa rispetto all’equivalente partenopea e difficilmente mi delude. In questo caso l’apertura mentale richiesta è ancora maggiore, non si tratta di pizza americana classica ma di deep-dish pizza, la pizza tipica di Chicago, una specie di crostata salata ripiena di mozzarella, pomodoro e tutto quello che potete immaginare.  Avevo già provato l’originale l’anno scorso e devo dire che quella proposta dalla Pi Pizzeria è proprio uguale, evidentemente a Barack mancava un po’ casa. Da segnalare che questa pizzeria usa carne senza ormoni, cosa scontata per noi europei,  molto meno per gli americani dove le leggi sull’allevamento sono sicuramente più permissive.

Ruby-TuesdayProseguiamo verso sud e sulla strada ci fermiamo da Ruby Tuesday un franchising che serve bistecche e classici della cucina americana. Siamo andati più volte in questa catena perché il cibo è leggermente più sano della media, addirittura dietetico secondo il menu, dove per dietetico qui si intende tutto ciò che sta sotto le 500 calorie. Interpretazioni a parte, la carne è davvero molto buona ed è un peccato che in Italia non esistano questi ristoranti di fascia media qui molto popolari. Anche i dessert, pur essendo industriali, sono particolarmente buoni. A Memphis proviamo il Charles Vergos Rendezvous Charcoal Ribs un posto tipico per le costolette di maiale. Mi inimico subito il cameriere chiedendo un pollo alla griglia e un’analcolico, così, anche se la carne grassa non mi fa impazzire, presa dai sensi di colpa, assaggio comunque anche il piatto tipico: 9 costolette saporitissime da mangiare rigorosamente con le mani.

Hog

ClarksdaleMS_Crossroads

Lasciamo il Tennessee per il Mississippi e ci dirigiamo a Clarksdale; si narra che qui, all’incrocio tra la 61 e la 49, il bluesman Robert Johnson strinse un patto con il diavolo vendendogli la sua anima in cambio di un’incredibile abilità nel suonare la chitarra. Oggi qui si trova Abe’s, un barbecue piuttosto noto nella zona. Mangiamo pulled pork, cioè spalla di maiale sfilacciato, cotto lentamente e servito con salsa barbecue. Il posto è davvero spartano ma la cucina è eccezionale; anche i dolci, una meringata flambé al limone e una crostata di noci pecan, non ci deludono. Ripartiamo con un’enorme bottiglia di salsa da riportare con noi a Chicago. Anche l’odore di carne arrostita non se ne andrà dalle felpe fino alla lavanderia.

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